31 1 19 Spina di rosa – Poeticoncerto & happening

31 gennaio 2019ore 20.30 Aperitivo

ore 21.00 Primo appuntamento della rassegna curata da

Nicoletta Bernardi

SPINA DI ROSA – Poeticoncerto & Happening

in cui una cantantutrice, gli scrittori, un’attrice, i musicisti e il pubblico si fondono e confondono creando uno spettacolo di intense suggestioni;

ospite la scrittrice Elena Mearini con il libro Felice all’infinito.

 

Nicoletta Bernardi, voce
Federica Toti, voce narrante
Lele Lomoro, chitarra
Gianni Consiglio, basso
Giosuè Consiglio, batteria
Il pubblico, frammenti e racconti

Contributo € 8.00 – Prenotazioni a info@lacasadelleartiste.it


 

Nicoletta Bernardi cantautrice e musicoterapista, nutrition coach HL

Elena Mearini, scrittrice

Home

Il chi sono e cosa faccio sta nelle parole che scrivo, nelle immagini che scelgo per raccontare e stringere la mano di chi legge.
Posso anticiparvi la mia passione per la bellezza più fragile, quella timida che stenta a mostrarsi, quella che va scovata dietro le porte e se vuoi trovarla devi impegnarti a cercarla.
Di solito, è il tipo di bellezza che non delude mai.
Ecco, potrei definirmi una ricercatrice ostinata del bello da retrobottega.
Quello esposto in vetrina mi convince poco.
Diciamo che non m’innamora.
E io amo innamorarmi, non riesco proprio a farne a meno.
Va così.


Felice all’infinito (Perrone ed.)

Felice è un ragazzino diverso dagli altri, più leggero del normale, sia nel corpo che nella testa. Magrissimo e con un modo di pensare assai bizzarro, diventa facile bersaglio per i bulli della scuola che lo chiamano l’Alieno, togliendogli il diritto di essere un normale ragazzino che, come tutti, gioca, sogna, sbaglia e si corregge, cade e si rialza. Innamorato del cielo e delle stelle, affascinato dai disegni che gli astri creano nello spazio, Felice parla e si confida con la stella polare, come se fosse una seconda madre capace di comprenderlo nel profondo, al di là di ogni giudizio e pregiudizio. La sua è una quotidianità un poco magica e molto solitaria, condivisa in parte dalla madre, donna fragile nell’anima e nei nervi, e dalla nonna Lea, vivace anziana appassionata di cucina, colei che cura ogni tipo di male con il buono di torte e merende varie. La passione culinaria della nonna riuscirà a contagiare Felice, facendo nascere in lui un incondizionato amore per i fornelli. In poco tempo, la gente attorno scoprirà quale incredibile talento da cuoco si nasconda nel suo cuore e nelle sue mani. Felice comincia allora ad impegnarsi per quella che considera una vera missione da supereroe: cucinare piatti speciali, capaci di rendere gli umani più buoni, meno cattivi nei confronti dei diversi, meno ostili agli Alieni. La sua impresa verrà accolta e dopo riconosciuta, il suo talento premiato con un invito inatteso.

sadri

27 1 19 Giorno della Memoria: docufilm e concerto

In occasione della Giornata della Memoria – 27 gennaio 2019

ore 18.00

La comunità ebraica in Italia e l’avvento del fascismo.

Docufilm da un’idea di Elena Bedei e André Waksman, in collaborazione con Erika Bastogi.

Ingresso libero.

 

ore 19.00

Dall’orrore alla speranza. Viaggio musicale tra cultura ebraica e poetica femminile

con Sabina Macculi (soprano) e Kleva Metolli (pianoforte).

Ingresso libero.

Leggi articolo di MilanoSud gennaio 2019

01_misud_genn2019 estratto


Docufilm

UN DOCUMENTARIO SULLA COMUNITA’EBRAICA IN ITALIA E L’AVVENTO DEL FASCISMO

 Dopo la realizzazione del film “Il tempo di una tregua”, sulla vicenda degli ebrei di St. Martin de Vesubie nel 1943, realizzato con la casa di produzione Vision International di Parigi, abbiamo lavorato a un altro progetto di documentario sulla comunità ebraica italiana e l’avvento del fascismo.

A tal fine sono state realizzate diverse interviste a testimoni, molto anziani, che hanno raccontato la loro personale esperienza rispetto alla promulgazione delle leggi razziali e in seguito agli anni della guerra prima e dopo l’armistizio. Grazie a loro siamo riusciti anche a raccogliere materiale fotografico, documenti e filmati di famiglia. Gran parte del lavoro è stato fatto grazie alla collaborazione della comunità ebraica di Pisa e Livorno.

L’idea del film nasce dalla constatazione che, nonostante la dittatura fascista fosse iniziata nel ‘22, fino a metà degli anni ‘30 i livelli di antisemitismo in Italia erano bassi e il giudizio di molte famiglie ebraiche nei confronti di Mussolini non era sempre negativo. Per questo, quando nel ‘38 Mussolini promulgò le leggi razziali, in pochi avevano previsto il nuovo drammatico corso.

Cosa non era stato percepito come pericolo o minaccia nel fascismo?

L’ipotesi più accreditata tra gli storici contemporanei è che dopo la metà degli anni ‘30 il regime fascista, la cui ideologia si fonda sulla necessità di un nemico da combattere e sulla logica di esclusione, dove il “noi” esiste solo in contrapposizione all’altro (più debole), aveva assolutamente bisogno di trovare un nuovo capro espiatorio debole, interno al paese e non associabile all’apparato militare, per rinforzare il potere.

Ricordiamoci infatti che negli anni ‘20 l’opposizione del sindacato e dei partiti politici democratici era stata azzerata, e che negli anni ‘30 l’avventura coloniale e l’aiuto fornito nella guerra di Spagna al regime franchista si erano rivelati fallimentari e non avevano prodotto i risultati sperati.

In quel contesto, il regime nazista, che già dal suo insediamento al governo nel ‘33 aveva cominciato a varare dei provvedimenti razziali, divenne un modello da perseguire ossessivamente.

E le leggi razziali italiane del luglio ‘38 (che hanno addirittura preceduto di qualche mese la famosa “notte dei cristalli e dei pogrom” in Germania, Austria e Cecoslovacchia e l’alleanza del ‘39 tra Italia e Germania), non furono “all’acqua di rose” perché portarono alla morte migliaia di ebrei e provocarono sofferenze indicibili, paura, terrore e miseria.

Oggi in un’Europa in crisi di valori e di identità a livello sociale e politico, sta crescendo la tentazione di trovare nelle minoranze la colpa ideale delle nostre difficoltà.

Ma la storia ci ha insegnato che un razzismo selettivo alimenta solo odio sotto forma di un’opposizione identitaria, come se il valore di una comunità non possa essere assicurato che dal rifiuto dell’altra.

Comprendere l’antisemitismo, e in particolare quello adottato dall’ideologia fascista, è comprendere quanto, una volta sdoganata, l’intolleranza non conosca limiti.

Con le testimonianze filmate di chi ha vissuto in prima persona questi avvenimenti cruciali e dolorosi e dei loro ricordi ancora vivi, speriamo di fornire a tutti, ma soprattutto alle giovani generazioni che non avranno più testimonianze dirette, un ulteriore strumento di riflessione sul concetto di identità e razzismo.

 

Elena Bedei (documentarista)

https://vimeo.com/user11042223/videos

Sono autore e regista di documentari, a carattere antropologico, sociale e storico, con uno sguardo particolare per l’ Africa, dove ho svolto anche il ruolo di formatrice in tecniche di ripresa e montaggio in progetti finanziati dalla comunità europea. Ho prodotto per diverse fondazioni, quali ‘Terres des Hommes’, e per la ‘Cooperazione Italiana’ documentari per campagne di sensibilizzazione sul territorio. Dopo diversi anni di collaborazione con la RAI come autrice e videogiornalista , ho fondato nel 2000 la mia casa di produzione – EBLAB filmstudio – per la realizzazione di documentari d’autore.
L’attenzione per la ‘condizione umana’ (nel senso di evoluzione storica, sociale e politica) vuole essere la chiave di narrazione del mio lavoro, partendo sempre da avvenimenti o situazioni specifiche e memorie personali per indagare il senso della realtà odierna.

Un po’ di filmografia :
“Ololaha, I nomadi in Somalia” – doc. 1974 – Somalia
“Maputo, una città che rinasce” – doc. 1976 – Mozambico
“A braccia incrociate” – doc. 1975 – Italia
“Ah Elisa” – corto 1984 – Italia
“I bambini degli altri” – 5 corti 1985 – Italia
“Emmaus” – doc. 1995 – Italia/Francia
“Ritratti d’artista ” – 2000 Italia
“Tedgré” – 5 doc. 2001 – Burkina Faso
“La guerra di Claudio” – doc. 2002 – Italia
“Domani la libertà” – nel centro minorile di Laye – Burkina Faso
“Zoumana la star” e “Bebé a risque” – mini fiction – Costa d’Avorio
“Awoule Yolobété – istruzioni per nascere “ – doc. Costa d’Avorio – 2005
“Caleb’s dream – il sogno di diventare presidente “ – doc. Kenya – 2006-07
“Guardavalle, un territorio da scoprire” – doc. 70’ – 2008 – Italia
“1943- I giorni di una tregua” – doc. 52’ – 2009 – Francia/Italia
“La saison des droits” – 5 mini fiction – 2010 – Mauritania
“I ragazzi di El Mina”- nel centro minorile di Nouakchott – 2011 – Mauritania
“Tholos, lo strano caso della tomba etrusca” – 2012 – Italia
“Chinquetti, città della sapienza” – 2013 Mauritania
“Turisti per Kaos” – 2014 Italia
“La comunità ebraica e l’avvento del fascismo” – in produzione (2015) – Italia/Francia
“Ololaha – Somalia 40 anni dopo “ – in produzione (2017) – Italia


Concerto per soprano e pianoforte

Forse non tutti sanno che grandi compositori americani quali K. WEIL,  E.W. KORNGOLD, G. GERSHWIN, L.BERNSTEIN  fossero di origine ebraica. I primi due, Weil tedesco e Kongold austriaco, naturalizzati statunitensi perché in fuga negli anni Trenta a causa delle loro patrie nazificate. Il primo era figlio di un CHAZAN.  In ebraico Cantore.

Gli Stati Uniti accolsero i nuovi figli. Essi poterono vivere, comporre, dirigere e morire liberi. La loro musica è permeata della cultura europea e della cultura ebraica.   Eseguire le loro composizioni in musica difende dall’oblio, ne conferma la Memoria.

Ed è ancora la musica che ha serbato Memoria della cospicua produzione poetica della poetessa lodigiana Ada Negri. Premio Nobel per la Letteratura nel 1926, Nel 1931 l’autrice fu insignita del Premio Mussolini per la carriera; erano gli anni in cui Benito Mussolini ancora utilizzava i rapporti nati nel suo periodo socialista. Il premio consacrò Ada Negri come intellettuale di regime, tanto che nel 1940 fu la prima donna membro dell’Accademia d’Italia.

ARTISTE

Sabina Macculi (soprano)

Nata ad Offenbach/m da genitori Salentini, soprano Belcantista, è cantante versatile che spazia dall’opera, all’operetta dalla musica Antica alla musica contemporanea, affermandosi anche come raffinata Liederista. Si è diplomata in Canto Lirico presso il Conservatorio “A. Casella” dell’Aquila e laureata in Musica Vocale da Camera presso il Conservatorio G.Verdi di Milano con il massimo dei voti, la lode e la menzione di merito. Si è perfezionata in musica antica, sacra e profana all’Accademia Chigiana di Siena col René Clemencic e in seguito con Jordi Savall per il repertorio antico francese, in musica da camera tedesca coi maestri Helmut Deutsch e Karl Peter Kammerlander e in musica da camera francese con Dalton Baldwin. Insignita del premio “Beniamino Gigli“è vincitrice di diversi concorsi tra cui quello Internazionale del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto, debuttando come Amina nella Sonnambula di Vincenzo Bellini. Molti sono i palcoscenici che l’hanno applaudita come protagonista. Tra essi: Accademia S. Cecilia Parco della Musica, Filarmonico della Scala, Auditorium Verdi di Milano, Auditorium Paganini di Parma, Dal Verme di Milano, Piccolo Teatro Studio di Milano, Regio di Torino, Opera di Roma, Sala Nervi di Roma, Bellini di Catania, Comunale de L’Aquila, Comunale di Salerno, Comunale di Firenze, Comunale di Bologna, Sferisterio di Macerata, Verdi di Trieste, Petruzzelli di Bari, Festival di Bellagio e Como, Festival Nuova Consonanza ; Festival di Villa Massimo Roma, Musica Verticale, Barattelli de L’Aquila, Mittelfest di Udine, Festival SpazioMusica, Festival Traiettorie Sonore, Festival Nuova Musica di Macerata, Istituzione Universitaria dei Concerti di Roma, Cantiere di Montepulciano, Società del Quartetto, Società dei Concerti di Milano. Lima, Quito, Tbilisi, Kyoto, Abu Dhabi, Friburgo, Parigi, Monaco di Baviera, Sofia, Ha inciso e registrato per la DECCA, DENON, RAI-ERI, STRADIVARIUS, RCA, ARTS, MELOGRANO, SPLASC(H) records, ZYX records (Usa), RADIO VATICANA, RAI 3, RAI Radio1, RAI Radio3, BAYERISCHE RUNDFUNK, IRCAM di Parigi. Ha registrato trasmissioni per RAI 3, RAI Radio1, RAI Radio3, Piazza Verdi Radio 3 RAI INTERNATIONAL, BAYERISCHE RUNDFUNK di Monaco di Baviera, IRCAM CENTRE POMPIDOU di Parigi. E’ Docente di Dizione per Canto in lingua Tedesca presso in Conservatorio G. Verdi di MIlano

Kleva Metolli (pianista)

Nata a Elbasan, Albania.Inizia gli studi di pianoforte con Violeta Kapxhiu all’età di sei anni presso la scuola musicale artistica”Onufri” di Elbasan. All’età di diciassette anni consegue la maturità artistica e il diploma di pianoforte a pieni voti. Continua lo studio all’Accademia delle Belle Arti di Tirana con Mira Kruja per due anni e trasferitasi in Italia, consegue con successo un ulteriore diploma di pianoforte nella classe di Maestro Leonardo Leonardi presso il Conservatorio”Giuseppe Verdi” di Milano. Sì è diplomata a pieni voti e la lode in Musica Vocale da Camera, nella classe della Prof. Daniela Uccello e ha continuato il perfezionamento sul repertorio Liederistico presso la HochSchule di Monaco in Germania nella classe del maestro Helmut Deutsch. Ha conseguito il Biennio (Laurea di secondo livello) di Perfezione come pianista collaboratrice dei teatri laureandosi con: 110 con il Maestro U.Finazzi. Ha seguito come allieva effettiva i corsi di masterclass di A. Lonquich, B. Canino, L. Stix, G. Salvetti, L. Castellani, P. Badura-Skoda, E. Battaglia,H. Deutch,M .Cavazza, G. Neuhold, Th. Steinhofel, Karl-Peter Kammerlander. Ha partecipato in numerosi concorsi nazionali e internazionali e ha vinto il Primo premio al Concorso Nazionale di Camaiore, il Primo premio come Duo Liederistico al Concorso Rotary di Milano, il Secondo premio al Concorso Internazionale di Tortona, il Secondo premio al Concorso Pianistico “G. Rospigliosi” di Pistoia, il Secondo premio come gruppo da camera al concorso Rotary di Milano. E’ stata per diversi anni consecutivi la pianista ufficiale dell’Orchestra Filarmonica G. Verdi di Milano è ha suonato sotto la direzione dei grandi direttori quali: G. Kuhn, G. Rath, T. Ceccherini, V. Parisi, D. Rustioni, A. Ceccato. Ha collaborato per diverse produzioni con l’orchestra ”Haydn” di Bolzano e Trento in qualità di pianista dell’orchestra, collaborazione questa che continua in modo frequente e soddisfacente tuttora essendo chiamata come pianista accompagnatore nella maggior parte dei concorsi svolti presso questa prestigiosa orchestra.  Ha collaborato con la Fondazione Orchestra Sinfonica di Milano”Giuseppe Verdi”. Ha ottenuto per nove anni consecutivi la borsa di studio come “pianista collaboratore” delle classi di strumento ad arco e fiato del Conservatorio Giuseppe Verdi, Milano. Dall’anno accademico 2007 è stata selezionata come Pianista Collaboratore Ufficiale delle classi di strumento del Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano e tuttora lavora come Pianista Collaboratore per le classi di canto dello stesso Conservatorio . Nell’anno 2002 ha partecipato al Festival Internazionale di Kyoto in Giappone rappresentando L’Italia con grande successo e soddisfazione dal pubblico. E’ stata pianista ufficiale del Concorso Internazionale di Canto “Renata Tebaldi” a San Marino collaborando nelle prime quattro le edizioni (2005) (2007) (2009) (2011) svolte. E’ stata pianista ufficiale delle prime due edizioni del Concorso Internazionale di Canto “Maria Malibran” a Milano. Nella sua vasta carriera solistica e cameristica ha tenuto concerti in vari paesi come: Italia, Albania, Repubblica di San Marino, Svizzera, Germania, Francia e Giappone.

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26 1 19 Mostra Com’eri vestita? What Were You Wearing? (contro la violenza di genere)

 

26 genaio 2019 – ore 18.00

Inaugurazione dell’esposizione

Com’eri vestita? What Were You Wearing?

Survivor Art Installation.

Mostra itinerante contro gli stereotipi che colpevolizzano le vittime di stupri, a cura dell’Associazione Libere Sinergie (termina il 3 febbraio).

All’esterno, installazione di Con-tatto: una ‘panchina rossa’ oltre le barriere, la panchina tattile su cui sono state collocate delle scarpette percepibili al tatto e una scritta in braille: «LIBERA DI SORRIDERE».

con la partecipazione di:

Diana De Marchi – Presidente Commissione Pari Opportunità e Diritti Civili Comune di Milano

Filippo Del Corno – Assessore alla Cultura Comune di Milano

Ingresso libero.

 

“What Were You Wearing” è una mostra promossa dall’università del Kansas da un progetto di Jen Brockman e Mary Wyandt-Hiebert, esposta per la prima volta all’Università dell’Arkansas dal 31 marzo al 4 aprile 2013, ispirata al poema «What I was Wearing» di Mary Simmerling.
L’associazione Libere Sinergie replica l’iniziativa in Italia, contestualizzandola al nostro ambiente socio-culturale.
Questo è un progetto di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne che parte da una domanda posta ricorrentemente a chi subisce molestie o violenza sessuale: “Come eri vestita?”
Video RAI 3: https://videopress.com/v/sfR2YYHu

Scopo della mostra:
Come eri vestita? è una domanda che troppo spesso viene rivolta alle donne che hanno subito una violenza sessuale. La domanda, che sottende gravi stereotipi sessisti e pregiudizi, ha delle pesanti implicazioni e un impatto negativo sulla donna che ha subito violenza, poiché presuppone l’idea che la vittima avrebbe potuto evitare lo stupro se avesse indossato abiti meno succinti o meno sexy. Questa mostra ha lo scopo di smantellare questo pregiudizio. «Occorre suscitare delle reazioni all’interno dello spazio della mostra simili a quelle riportate inducendo le visitatrici a pensare “Caspita, ho questi indumenti appesi nel mio armadio” oppure “ero vestita così questa settimana” . In questa maniera si rendono evidenti gli stereotipi che inducono a pensare che eliminando alcuni indumenti dai nostri armadi o evitando di indossarli potremmo eliminare la violenza sessuale. Ovvero, rimuovere l’idea che l’eliminazione degli stupri possa avvenire semplicemente non indossando alcuni indumenti.»
-J. Brockman

Brockman aggiunge: “Non è l’abito che si ha indosso che causa una violenza sessuale, ma è una persona che causa il danno. Essere in grado di donare serenità alle vittime e suscitare maggiore consapevolezza nel pubblico e nella comunità sono le vere motivazioni del progetto”.

Intenti di Libere Sinergie
L’associazione Libere Sinergie intende replicare tale mostra all’interno del contesto metropolitano, con lo stesso intento dei promotori della mostra negli Stati Uniti, ossia:
• smontare gli stereotipi che colpevolizzano le vittime di stupri
•sensibilizzare la comunità in merito al tema, in una società ancora troppo intrisa di violenza e di abusi sessuali
Tale mostra ha quindi come obiettivi:
•un intervento indiretto di “cura” sulle vittime, che possono realizzare e prendere consapevolezza che la violenza sessuale non è stata causata dagli abiti che indossavano
•sviluppare una maggior conoscenza del fenomeno e degli stereotipi che lo giustificano

 

La mostra è dedicata a Jessica Valentina Faoro , giovane ragazza di 19 anni uccisa a coltellate dall’uomo che voleva abusare di lei e al quale si era ribellata.
Jessica, scelta per rappresentare tutte le donne vittime di violenze, abusi e femminicidi, nella speranza che questo ennesimo caso di cronaca porti alla mobilitazione delle istituzioni, delle associazioni e della cittadinanza.
Bisogna trovare risposte reali nella lotta contro la violenza di genere.

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25 1 19 Donne in Poesia 2019. Essere autrici/essere curatrici a cura di M.P. Quintavalla

 

25 gennaio 2019 – ore 18.00

Donne in poesia. Essere Autrici/Essere Curatrici.

Primo incontro della stagione 2019 a cura di

Maria Pia Quintavalla

con la partecipazione di

Tiziana Colusso, Cinzia Marulli, Alessandra Paganardi, Alina Rizzi, Giovanna Rosadini

che leggono editi o inediti, raccontano delle iniziative create (collane, antologie, rubriche, nuova editoria, iniziative ideate in questi anni) e ne dibattono raffrontando il filo comune di ricerca. 

A seguire, letture autoriali delle ospiti nel pubblico.

Alle ore 20,00 aperitivo € 8,00.

Ingresso libero.

***

MARIA PIA QUINTAVALLA biografia

TIZIANA COLUSSO biografia

CINZIA MARULLI biografia

ALESSANDRA PAGANARDI biografia

ALINA RIZZI biografia

GIOVANNA ROSADINI biografia

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18 e 19 gennaio «Quello che non ho». Fabrizio De André Tribute. Concerto animato.

 

18 e 19 gennaio 2019 – ore 20.15

Quello che non ho. Fabrizio De André Tribute. Concerto animato.

Un viaggio suggestivo nel mondo di Faber, a 20 anni dalla sua scomparsa (11 gennaio 1999).

Musica, poesia e teatro di figura. Con Gianni Andreozzi (voce e chitarra) e marionette a filo a cura di Sipario Verde Marionette.

 

Contributo all’ingresso € 10,00 – Prenotazioni a info@lacasadelleartiste.it

Fabrizio De André ha raccontato la nascita di molti dei suoi brani svelando, con aneddoti e curiosità, diversi retroscena di vita vissuta. Il “concerto animato”, a 20 anni dalla scomparsa del grande cantautore (11 gennaio 1999), mediante la proposta di suoi testi e canzoni, interpretate dal Maestro Gianni Andreozzi, e il Teatro di Figura, abilmente realizzato da Sipario Verde Marionette Milano, vuole riattualizzare quel mondo che ha ispirato Faber. Alla poesia e alla musica abbiamo aggiunto il gesto della marionetta a filo per uno spettacolo musicale animato e armonioso e non un altro semplice tributo dedicato a Fabrizio De André.

Lo spettacolo è adatto ad un pubblico di ragazzi e adulti –.

***

Gianni Andreozzi, chitarre e voce, produttore e arrangiatore, come chitarrista vanta collaborazioni con Dori Ghezzi, Zucchero, U. Smaila, F. Oppini  A. Minetti, F. Alotta e molti altri.
Per più di dieci anni è stato il chitarrista della cantante Fiordaliso, con la quale ha suonato in tournée in Italia, Germania, America, Egitto e ha suonato nelle ultime sue tre produzioni discografiche.
Ha partecipato a diverse trasmissioni Rai e Mediaset. Presidente dell’associazione Jimi Hendrix Italia. Insegnante di chitarra presso la scuola M. Tenzi di Milano, direttore e insegnante della scuola Ricordi di via Montenapoleone a Milano, responsabile del progetto Passione e Ragione alla biennale di Venezia.
Arrangiatore presso il suo studio DoppioPunto Studio di Milano dove produce musica di vario genere.

Sipario Verde Marionette – Milano, Associazione Culturale che vuole condividere e diffondere i valori tradizionali del Teatro di Figura attraverso spettacoli e laboratori.

pagina FB: https://www.facebook.com/IlSiparioVerde/

 

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Programma gennaio 2019

 

Programma GENNAIO 2019 – scarica qui il programma Pdf

 

Chiusura per festività fino al 6 gennaio 2019

 

mercoledì 9 20.00 Nell’ambito de Il Giardino della Poesia, Invito con Gioco. Ospite: Umberto Fiori.

Consumazione solidale € 8,00. dettagli

venerdì 11 18.00 Presentazione del romanzo Lettere da un’anima di Cornelia Campidelli. Con Raffaella Turatti.

Segue aperitivo. Ingresso libero. dettagli

venerdì

sabato

18

19

20.15

20.15

Quello che non ho. Fabrizio De André Tribute. Concerto animato. Un viaggio suggestivo nel mondo di Faber, a 20 anni dalla sua scomparsa. Musica, poesia e teatro di figura. Con Gianni Andreozzi (voce e chitarra) e marionette a filo a cura di Sipario Verde Marionette. Contributo all’ingresso € 10,00

Prenotazioni a info@lacasadelleartiste.it –dettagli

giovedì 24 18.30 Presentazione del volume Residenze & Resistenze creative a cura di Tiziana Colusso. Con Diana Battaggia, Tiziana Colusso, Donatella Bisutti, Cinzia Marulli Ramadori.

Ingresso libero. dettagli

venerdì 25 18.00 Donne in poesia. Essere Autrici/Essere Curatrici. Primo incontro della stagione 2019 a cura di Maria Pia Quintavalla, con la partecipazione di Tiziana Colusso, Cinzia Marulli, Alessandra Paganardi, Alina Rizzi, Giovanna Rosadini. A seguire, letture autoriali delle ospiti nel pubblico.

Alle ore 20,00 aperitivo € 8,00. Ingresso libero. dettagli

sabato 26 18.00 Inaugurazione dell’esposizione Com’eri vestita? What Were You Wearing? Survivor Art Installation. Mostra itinerante contro gli stereotipi che colpevolizzano le vittime di stupri, a cura dell’Associazione Libere Sinergie (termina il 3 febbraio). All’esterno, installazione di Con-tatto: una ‘panchina rossa’ oltre le barriere, la panchina tattile su cui sono state collocate delle scarpette percepibili al tatto e una scritta in braille: «LIBERA DI SORRIDERE».

In contemporanea, esposizione fotografica di Silvia Calderone – TUTTE LE SPINE HANNO DEI FIORI – una storia di liberazione

 

Ingresso libero. dettagli

domenica 27 GIORNATA DELLA MEMORIA
18.00 La comunità ebraica in Italia e l’avvento del fascismo. Docufilm da un’idea di Elena Bedei e André Waksman, in collaborazione con Erika Bastogi.

Ingresso libero. dettagli

19.00 Dall’orrore alla speranza. Viaggio musicale tra cultura ebraica e poetica femminile con Sabina Macculi (soprano) e Kleva Metolli (pianoforte).

Ingresso libero. dettagli

giovedì 31  

 

Aperitivo h. 20.30
h. 21.00 Spina di rosa – Poeticoncerto & happening.Primo spettacolo della rassegna curata da Nicoletta Bernardi in cui una cantantutrice, gli scrittori, un’attrice, i musicisti e il pubblico si fondono e confondono creando uno spettacolo di intense suggestioni; ospite la scrittrice Elena Mearini con il libro Felice all’improvviso. Contributo € 8.00 – Prenotazioni a info@lacasadelleartiste.it – dettagli
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14 12 18 Roskaccio con «Sigarette – 20 poesie per smettere domani» spettacolo poetico teatrale

 

14 dicembre 2018 – ore 18.30

Spettacolo poetico teatrale

Sigarette, venti poesie per smettere domani.

Tratto dall’omonima silloge di

Roskaccio.

Con l’autore, Barbara Tonon e Federica Toti.

 

Aperitivo solidale € 8,00.

 

C’è una sottile linea che unisce una poesia ad una sigaretta, ovvero svelare chi, oppure cosa, dall’altra parte si cela. Ogni sigaretta racconta la storia del momento in cui viene fumata e, “in egual modo”, ogni poesia racconta dell’istante in cui essa viene scritta.

Matteo Rusconi, in arte Roskaccio, flash di conoscenza:

Sono nato nella provincia di Lodi, circondato dal silenzio della campagna e dal rumore delle fabbriche. Odio la matematica ma ho studiato metalmeccanica, amo la letteratura ma ho poco tempo per leggere. Vivo di contraddizioni e sogno contraddizioni.

Per me scrivere è un atto di coraggio, è darsi in pasto agli squali per cercare una carezza.

Leggo principalmente poesie. Mi piacciono molti autori, conosciuti e sconosciuti, contemporanei e non. Se dovessi sceglierne uno, senza dubbio Jacques Prévert.

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5 12 18 Per Antonia Pozzi: le sue poesie più belle a cura di Milo De Angelis, con Viviana Nicodemo

 

5 dicembre 2018 – ore 18.30

Per Antonia Pozzi. Le sue poesie più belle

 

a cura di Milo De Angelis, lette da Viviana Nicodemo. Musiche di Bianca Brecce.

Ingresso libero. Calice di commiato € 5,00.

A 80 anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 3 dicembre 1938, il ricordo di una poetessa tra le più amate.

 

dal sito www.antoniapozzi.it – Biografia

 

Quando Antonia Pozzi nasce è martedì 13 febbraio 1912: bionda, minuta, delicatissima, tanto da rischiare di non farcela a durare sulla scena del mondo; ma la vita ha le sue rivincite e … … Antonia cresce: è una bella bambina, come la ritraggono molte fotografie, dalle quali sembra trasudare tutto l’amore e la gioia dei genitori, l’avvocato Roberto Pozzi, originario di Laveno, e la contessa Lina, figlia del conte Antonio Cavagna Sangiuliani di Gualdana e di Maria Gramignola, proprietari di una vasta tenuta terriera, detta La Zelata, a, Bereguardo. Il 3 marzo la piccola viene battezzata in San Babila ed eredita il nome del nonno, primo di una serie di nomi parentali (Rosa, Elisa, Maria,Giovanna, Emma), che indicherà per sempre la sua identità. Antonia cresce, dunque, in un ambiente colto e raffinato: il padre avvocato, già noto a Milano; la madre, educata nel Collegio Bianconi di Monza, conosce bene il francese e l’inglese e legge molto, soprattutto autori stranieri, suona il pianoforte e ama la musica classica, frequenta la Scala, dove poi la seguirà anche Antonia; ha mani particolarmente abili al disegno e al ricamo. Il nonno Antonio è persona coltissima, storico noto e apprezzato del Pavese, amante dell’arte, versato nel disegno e nell’acquerello. La nonna, Maria, vivacissima e sensibilissima, figlia di Elisa Grossi, a sua volta figlia del più famoso Tommaso, che Antonia chiamerà “Nena” e con la quale avrà fin da bambina un rapporto di tenerissimo affetto e di profonda intesa. Bisogna, poi, aggiungere la zia Ida, sorella del padre, maestra, che sarà la compagna di Antonia in molti suoi viaggi; le tre zie materne, presso le quali Antonia trascorrerà brevi periodi di vacanza tra l’infanzia e la prima adolescenza; la nonna paterna, Rosa, anch’essa maestra, che muore però quando Antonia è ancora bambina. Nel 1917 inizia per Antonia l’esperienza scolastica: l’assenza, tra i documenti, della pagella della prima elementare, fa supporre che la bimba frequenti come uditrice, non avendo ancora compiuto i sei anni, la scuola delle Suore Marcelline, di Piazzale Tommaseo, o venga preparata privatamente per essere poi ammessa alla seconda classe nella stessa scuola, come attesta la pagella; dalla terza elementare, invece, fino alla quinta frequenta una scuola statale di Via Ruffini. Si trova, così, nel 1922, non ancora undicenne, ad affrontare il ginnasio, presso il Liceo-ginnasio “Manzoni”, da dove, nel 1930, esce diplomata per avventurarsi negli studi universitari, alla Statale di Milano.

Gli anni del liceo segnano per sempre la vita di Antonia: in questi anni stringe intense e profonde relazioni amicali con Lucia Bozzi ed Elvira Gandini, le sorelle elettive, già in terza liceo quando lei si affaccia alla prima; incomincia a dedicarsi con assiduità alla poesia, ma, soprattutto, fa l’esperienza esaltante e al tempo stesso dolorosa dell’amore. È il 1927: Antonia frequenta la prima liceo ed è subito affascinata dal professore di greco e latino, Antonio Maria Cervi; non dal suo aspetto fisico, ché nulla ha di appariscente, ma dalla cultura eccezionale, dalla passione con cui insegna, dalla moralità che traspare dalle sue parole e dai suoi atti, dalla dedizione con cui segue i suoi allievi, per i quali non risparmia tempo ed ai quali elargisce libri perché possano ampliare e approfondire la loro cultura. La giovanissima allieva non fatica a scoprire dietro l’ardore e la serietà, nonché la severità del docente, molte affinità: l’amore per il sapere, per l’arte, per la cultura, per la poesia, per il bello, per il bene, è il suo stesso ideale; inoltre il professore, ha qualcosa negli occhi che parla di dolore profondo, anche se cerca di nasconderlo, e Antonia ha un animo troppo sensibile per non coglierlo: il fascino diventa ben presto amore e sarà un amore tanto intenso quanto tragico, perché ostacolato con tutti i mezzi dal padre e che vedrà la rinuncia alla “vita sognata” nel 1933, “non secondo il cuore, ma secondo il bene”, scriverà Antonia, riferendosi ad essa. In realtà questo amore resterà incancellabile dalla sua anima anche quando, forse per colmare il terribile vuoto, si illuderà di altri amori, di altri progetti , nella sua breve e tormentata vita.
Nel 1930 Antonia entra all’Università nella facoltà di lettere e filosofia; vi trova maestri illustri e nuove grandi amicizie: Vittorio Sereni, Remo Cantoni, Dino Formaggio, per citarne alcune; frequentando il Corso di Estetica, tenuto da Antonio Banfi, decide di laurearsi con lui e prepara la tesi sulla formazione letteraria di Flaubert, laureandosi con lode il 19 novembre 1935. In tutti questi anni di liceo e di università Antonia sembra condurre una vita normalissima, almeno per una giovane come lei, di rango alto-borghese, colta, piena di curiosità intelligente, desta ad ogni emozione che il bello o il tragico o l’umile suscitano nel suo spirito: l’amore per la montagna, coltivato fin dal 1918, quando ha incominciato a trascorrere le vacanze a Pasturo, paesino ai piedi della Grigna, la conduce spesso sulle rocce alpine, dove si avventura in molte passeggiate e anche in qualche scalata, vivendo esperienze intensissime, che si traducono in poesia o in pagine di prosa che mettono i brividi, per lo splendore della narrazione e delle immagini; nel 1931 è in Inghilterra, ufficialmente per apprendere bene l’inglese, mentre, vi è stata quasi costretta dal padre, che intendeva così allontanarla da Cervi; nel 1934 compie una crociera, visitando la Sicilia, la Grecia, l’Africa mediterranea e scoprendo, così, da vicino, quel mondo di civiltà tanto amato e studiato dal suo professore e il mondo ancora non condizionato dalla civiltà europea, dove la primitività fa rima, per lei, con umanità; fra il 1935 e il 1937 è in Austria e in Germania, per approfondire la conoscenza della lingua e della letteratura tedesca, che ha imparato ad amare all’Università, seguendo le lezioni di Vincenzo Errante, lingua che tanto l’affascina e che la porta a tradurre in italiano alcuni capitoli di “Lampioon”, di M. Hausmann. Intanto è divenuta “maestra” in fotografia: non tanto per un desiderio di apprenderne la tecnica, aridamente, quanto perché le cose, le persone, la natura hanno un loro sentimento nascosto che l’obiettivo deve cercare di cogliere, per dar loro quell’eternità che la realtà effimera del tempo non lascia neppure intravedere. Si vanno così componendo i suoi album, vere pagine di poesia in immagini. Questa normalità, si diceva, è, però, solamente parvenza. In realtà Antonia Pozzi vive dentro di sé un incessante dramma esistenziale, che nessuna attività riesce a placare: né l’insegnamento presso l’Istituto Tecnico Schiaparelli, iniziato nel ‘37 e ripreso nel ’38; né l’impegno sociale a favore dei poveri, in compagnia dell’amica Lucia; né il progetto di un romanzo sulla storia della Lombardia a partire dalla seconda metà dell’Ottocento; né la poesia, che rimane, con la fotografia, il luogo più vero della sua vocazione artistica. La mancanza di una fede, rispetto alla quale Antonia, pur avendo uno spirito profondamente religioso, rimase sempre sulla soglia, contribuisce all’epilogo: è il 3 dicembre del 1938.

Lo sguardo di Antonia Pozzi, che si era allargato quasi all’infinito, per cogliere l’essenza del mondo e della vita, si spegne per sempre mentre cala la notte con le sue ombre viola.

Onorina Dino

Biografia tratta da Antonia Pozzi. Nelle immagini l’anima: antologia fotografica,
a cura di Ludovica Pellegatta e Onorina Dino, Ancora, Milano 2007

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