Convocazione Assemblea Soci La Casa delle Artiste – 16/4/2019 ore 20.15

Convocazione Assemblea Soci La Casa delle Artiste – 16/4/2019 ore 18.30

 

Ai Sig.ri Soci

Ai componenti del Consiglio Direttivo

Ai componenti del Collegio dei Garanti
dell’Associazione LA CASA DELLE ARTISTE

Milano, 30 marzo 2019

L’Assemblea dei Soci di questa Associazione è convocata per il giorno 16 aprile 2019:

alle ore 8,00 in prima convocazione
alle ore 20.15 in seconda convocazione
allo Spazio Alda Merini di via Magolfa 32 in Milano
per discutere e deliberare in merito al seguente ordine del giorno:

 

1)       comunicazioni del Presidente;

2)       analisi e approvazione del rendiconto economico finanziario dell’esercizio appena concluso; il bilancio è a disposizione per consultazione al link:

https://auserbo.bitcafe.it/wp-content/uploads/2019/03/bilancio-consuntivo-2018-cda-online.pdf

3)       varie ed eventuali.

Si ricorda che ogni socio presente potrà votare solo se in regola con la quota associativa corrente e può portare una e una sola delega.

 

Con i migliori saluti

Vincenza Pezzuto
(Presidente)

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DELEGA

Io sottoscritta/o

……………………………………………………………………………………………………….

Socia/o della Casa delle Artiste –Via Magolfa 32 – Milano, delego

………………………………………………………………………………………………………

a rappresentarmi all’Assemblea del giorno 16 aprile 2019 accettando sin d’ora tutte le decisioni del mio rappresentante per le materie che verranno trattate in quella sede.

Data …………………………….

Firma ……………………………………………………………..

 

16.4.19 L’Assemblea regolarmente costituita ha approvato all’unanimità il Bilancio consuntivo 2018 e il Bilancio di previsione 2019. La documentazione inerente si trova nei locali di via Magolfa, 32 a Milano ed è visionabile su richiesta dei soci.

 

 

sadri

Ieri e oggi: la Milano di Alda Merini 1931/2018 – mappa interattiva

 

A cura di Cristina Torsello e Ambra Scuderi per il corso di LABORATORIO DI STORYTELLING MULTIMEDIALE – dell’università IULM di Milano tenuto dal professore Luca Mastrantonio.

 

INTRODUZIONE AL PROGETTO

Il lavoro su Alda Merini ci ha portate ad un continuo confronto tra vita e letteratura. Abbiamo raccolto molte testimonianze, la maggior parte controverse. Nessuno infatti, voleva dare un giudizio sulla vita privata della Merini, ma poi finiva col farlo. E così vita e letteratura, biografia e poesia si mescolavano continuamente. L’itinerario che abbiamo creato, ci ha portate davvero in una Milano del passato, quella in cui il Naviglio era un vero e proprio paese e tutti si conoscevano. Abbiamo osservato i posti che oggi sostituiscono quelli vecchi. Dal giapponese che fa sushi al bar Charlie dove la Merini comprava le sigarette, fino a giungere al bar Chimera dove scriveva poesie che sembra non essere mai esistito. Questa mappa interattiva è anche una nostra testimonianza, risultato di un’esperienza reale tra le persone che l’hanno conosciuta e che forse credevano di conoscerla. È una mappa che propone un mush up tra il medium primordiale della poesia e quello recente di Internet, il cui obiettivo è proprio quello di avvicinare i nativi digitali, che godranno dell’interattività e dell’immersività, con i versi e i posti di un passato ancora da scoprire. Il nostro auspicio è di invogliare qualcuno a soffermarsi sotto la finestra socchiusa della casa Ticinese, numero 47, e chiedersi chi era Alda Merini.

Il link della mappa:

https://arcg.is/1nn8rH

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La maturità con Alda Merini

[Alda Merini by G. Grittini]

La Casa delle Artiste è particolarmente lieta di condividere la traccia scelta per la maturità 2018 per il saggio o articolo di giornale. Il Ministero dell’Istruzione ha proposto  “I diversi volti della solitudine nell’arte e nella letteratura” che tra i testi include una poesia di Alda Merini (Solitudine).

Un riconoscimento alla Poetessa che, considerando il numero delle visite alla sua Casa Museo, è la più amata dagli Italiani, e non solo.

A Milano la traccia che rimanda ad Alda Merini e alla sua idea di solitudine è stata la più scelta fra i liceali.

Solitudine

S’anche ti lascerò per breve tempo,
solitudine mia,
se mi trascina l’amore, tornerò,
stanne pur certa;
I sentimenti cedono, tu resti.

Alda Merini

 

 

Giovedì 21 giugno 2018
“Corriere della Sera”
Cronaca di Milano

***

da Corriere della Sera scuola online 20 6 18

 

Tracce Maturità 2018, Alda Merini l’amore e la solitudine della poetessa

Un articolo ritratto uscito su «Sette»: «Soprattutto, di notte, i suoi dubbi più belli e più umani, le sue fragilità e i suoi versi che battevano e sbattevano come farfalle notturne contro i battiti nascosti dalla tua gabbia, e rendevano più caldo, più vero, il tuo sentire»

di Andrea Salvatici

Ecco il testo dell’articolo uscito su «Sette», supplemento del Corriere della Sera, a firma dello scrittore e poeta Andrea Salvatici nel 2014. Un ritratto di Alda Merini

Alda Merini nacque il primo giorno di primavera e fino alla fine, con i suoi battiti, con le sue labbra sempre innamorate, con la sua voglia di essere una donna libera e diversa, cercò di cogliere la forza e il limite della parola nel silenzio di un’immagine. I suoi versi, come polline a primavera, entravano nel corpo della gente comune. Il rosso che affiorava dalle sue labbra, dalle sue unghie, dalle pareti della sua camera, era un petalo di anemone sempre in balia dei suoi respiri, dei suoi versi, delle sue lacrime. Una donna che amava collane, orecchini, anelli giganteschi: un’alchimia personale, originale fino alla provocazione. Alda Merini era capace di usare il rossetto come cosmetico o matita dalla punta grossa e morbida per scrivere un numero di telefono importante vicino al letto. La parete era la sua rubrica personale. Si sollevava leggermente dal materasso, voltava lo sguardo, prendeva la cornetta, che spesso sembrava un impiccato abbandonato dal boia, e faceva il numero. Quella matematica rossa diventò un elemento necessario per la sua vita.

Telefonava a qualsiasi ora del giorno, ma prediligeva la notte, sua compagna muta ma vicina. Sapeva che avrebbe strappato una persona al sonno, ma voleva stare con lui o con lei a tutti i costi. «Com’è questa cosa? Sarà così?» iniziava sempre con una domanda. Non si presentava quasi mai, ma la vittima felice delle sue chiamate riconosceva subito la sua voce e la sua tosse. Perenne, goffa principiante della vita, sentiva la necessità di condividere sentimenti, dubbi, paure. E pause, e lì capivi che stava decapitando la sua quarantesima sigaretta, che quella testolina gialla sarebbe caduta per terra insieme ad altre dozzine. Un piccolo cimitero fatto di cenere e di anelli bruciacchiati, che preoccupava parenti e amici soprattutto quando era sola e i mozziconi si trasformavano in buchi neri nelle lenzuola. Il pavimento della sua camera richiamava, o forse rivelava, un furto e assumeva ogni giorno tratti e forme diverse.

Tavolozza di pittore, caos moderno, si modificava secondo i suoi stati d’animo: era territorio lunare di mozziconi, di lattine e barattoli, geometria di piatti abbandonati da giorni con affreschi secchi disegnati da una forchetta svogliata e distratta. Amava il suo corpo, amava sentirlo e mostrarlo attraverso una smagliatura delle calze, uno strappo della camicetta. Spesso una vestaglia, magari macchiata ma indossata con leggerezza, come una crisalide rotta esaltava la sua spregiudicatezza, la sua voglia di comodità assoluta. A volte, ridendo, diceva di assumere sul materasso la stessa posizione del bruco di Alice sul fungo. Era fatta così.

Era bella e unica perché non rassicurava nessuno. Non stava da nessuna parte, e non difendeva verità assolute. Le interessava viversi così, lontana da qualsiasi convenzione o regola sociale. Viveva l’amore con la stessa semplicità di un segno di matita nera: libero di essere tratto che incornicia uno sguardo, o potente acquerello sfumato sulle tracce ancora calde e sudate della passione. Sapeva custodire e proteggere il senso della vita, non solo la sua, dentro un rammendo rabberciato e quasi inutile. Alda Merini viveva da sola nel suo bilocale perché sentiva di essere libera. Non era una penitenza del cuore, non era una rinuncia, era il suo spazio vitale, la sua struttura ossea. Quelle pareti sapevano accogliere barboni, mendicanti, uomini semplici che non avevano bisogno di un titolo di studio o di un ruolo sociale: privi di bigliettini da visita si presentavano con i loro sguardi, le loro carezze, i loro sorrisi, sapevano comunicare e vivere la vita, la loro. Per lei dare era ricevere: un anello, una collana, un vaso di ceramica, un manifesto gigantesco di Papa Wojtyla, incorniciato, da non sapere come salire in metropolitana, un mazzo di fiori, un vassoio di pasticcini, una sciarpa di lana dura fatta a mano lunga tre metri.

Ma soprattutto, di notte, i suoi dubbi più belli e più umani, le sue fragilità e i suoi versi che battevano e sbattevano come farfalle notturne contro i battiti nascosti dalla tua gabbia, e rendevano più caldo, più vero, il tuo sentire. Era impossibile riattaccare anche dopo tre ore. Traboccava di vita e trasformava qualsiasi argine in un castello di sabbia e ti invitava a giocare, a raccontare, per annodare o sciogliere nuove storie. Usava i versi per strappare e rammendare il suo amore per la vita, spesso invisibile, la sua, agli occhi degli intellettuali che l’accolsero giovanissima e la dimenticarono troppo presto negli anni dolorosi del manicomio. Ricoveri, offese, dolori non hanno mai inquinato la sua linfa vitale, la sua sensibilità, la sua febbre. Quando ti regalava una poesia rompeva un caleidoscopio di vissuti: pezzettini colorati che assumevano forme nuove che scoprivi cosa volessero dirti magari dopo giorni o dopo un anno. Nei pori della sua pelle, aveva una pelle bellissima, c’era la farina, c’era il dolore, la stanchezza, la solitudine, la gioia analfabeta di un sguardo dopo l’amore, la povertà, l’amore verso le figlie, gli abbandoni, c’era la passione, c’era la preghiera. Nel buio di un reparto, Alda Merini riuscì a trovare un cielo stellato dentro una lampadina, e i suoi amori, i suoi desideri, i suoi fallimenti, i suoi versi, i suoi aforismi, come farfalle notturne testarde, continueranno a bruciare di vita contro quel cielo stellato che ha solo bisogno per sopravvivere di un semplice filo di rame.

20 giugno 2018

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Bilancio consuntivo 2017 e preventivo 2018

Nel rispetto di quanto previsto dalla disciplina vigente in materia di trasparenza amministrativa, La Casa delle Artiste pubblica il Bilancio consuntivo al 31 dicembre 2017 e il Bilancio preventivo al 31 dicembre 2018, a disposizione dei soci la cui assemblea, per approvazione, è programmata per il giorno 26 aprile 2018, ore 8.00 in prima convocazione e ore 18.30 in seconda convocazione in via Magolfa, 32 – Milano.

Scarica qui in f.to PDF il bilancio 2017 e preventivo 2018 CDA

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L’Osservatore Romano 31 1 18: A dieci anni dalla pubblicazione del «Francesco» di Alda Merini

fotografia di Salvatore Contessini (2005)

 

Articolo di Felice Accrocca pubblicato su L’osservatore Romano il 31 gennaio 18

L’uomo  che si fece preghiera

· A dieci anni dalla pubblicazione del «Francesco» di Alda Merini ·

31 gennaio 2018

Nel breve testo in prosa che in Francesco. Canto di una creatura (2007) precede lo sgorgare dei versi, Alda Merini afferma che «la nostra anima è triste, fino alla morte, perché l’uomo ha paura, ha paura di credere». Non è tuttavia questa l’unica paura da cui gli uomini si lasciano troppo spesso risucchiare, perché anche la paura di sbagliare, e quindi di sottomettersi all’altrui giudizio, tante volte li avvolge fin quasi a soffocarli.

È interessante, a questo proposito, rileggere quanto la poetessa confidò a pochi mesi dall’uscita del libro a Francesco Nati in un’intervista del 5 gennaio 2008, ormai dieci anni fa. Secondo Merini «forse, né Manganelli né Quasimodo né Sereni, forse nemmeno Turoldo», avevano «sentito il profumo della provvidenza divina, del Grande Maestro. Avevano paura di sbagliare, anche a parlare, rinunciando a questo svestirsi generale di tutti gli orpelli, per apparire nudi e perfetti come Dio ci ha fatto. Perché coprirci di mantelli? Siamo la più bella fattura divina. Una fattura che non smetteremo mai di pagare».
Francesco no! Si era ormai svestito, lui, di ogni cosa che potesse ornare l’uomo vecchio e nella sua nudità mostrava la bellezza della gloria divina. Ancora in quella intervista — alla domanda di Nati, «Cosa vede in san Francesco?» — Merini affermava di cogliere nell’esperienza cristiana del fratello di Assisi la bellezza della «rinuncia totale alle cure degli uomini e soprattutto la bellezza delle piccole cose, la scoperta quotidiana della vita, il fatto di sentirsi vivi anche dopo essere stati martirizzati, violentati, e ancora sorridenti, ancora a chiedersi il perché malgrado tutto si è felici».
Una lettura che finiva chiaramente per incrociarsi con il percorso biografico della poetessa, rinata più volte dalle macerie dopo ripetute cadute che l’avevano condotta a lunghi periodi d’internamento in diversi ospedali psichiatrici.
Francesco è un monologo poetico nel quale Alda Merini offre la sua comprensione del santo di Assisi. A parlare è l’uomo di Dio, in una successione che non ha una sua — almeno apparente — coerenza interna: si tratta piuttosto di una successione di istanti, di alta validità stilistica, nei quali compare lo stesso intreccio tra due vicende, quella di Francesco, appunto, e quella di Alda Merini.
Il giovane uomo di Assisi, ricco e — in fondo — viziato, non fu compreso dai genitori, dal padre soprattutto, che avrebbe voluto indirizzare a suo modo il percorso del figlio; Alda da par suo, dopo le scuole di avviamento al lavoro, dovette interrompere gli studi per ragioni familiari, fatto questo che produsse uno strappo difficilmente ricucibile nella sua psicologia; nell’un caso come nell’altro la vicenda familiare — anche se per motivi diversi — ha condizionato l’esistenza di entrambi.
Credo permangano perciò tracce autobiografiche nei non pochi versi (qui ne stralcio solo alcuni) che Merini dedica al controverso rapporto di Francesco con il padre, nel tentativo di comprendere le ragioni di un amore paterno incapace di comprendere le durezze — perché, alla fin fine, poterono risultare tali — di un figlio verso il padre.
«Mio padre, che ho tanto amato / era vestito di pura menzogna. / E si rallegrava soltanto / quando io godevo di quei beni / per dar da mangiare ai miei vizi». «Ma come posso capire un padre / che nella carne di un figlio / ha visto il proprio avvenire?». «Come l’ho deluso / come ha pianto per me / e io piango con ser Bernardone / tutto ciò che insieme abbiamo lasciato / i nostri vicendevoli inganni». «Ma è giusto, Signore / dimenticare / chi a modo suo ci ha amati / ricoprendoci di denaro / e di vesti sontuose? / È la miseria di un genitore / che non capisce / che un figlio appartiene a Dio. / Ma un uomo come mio padre / che aveva paura della morte / come poteva capire? / Il denaro è una scusa / per difendersi dalla morte / è una maschera sotto cui l’uomo si nasconde / per non far vedere che è un angelo / un angelo triste e tribolato. / Io volevo essere nudo / volevo essere solo anima».
E ancora: «Quanti errori commettono i padri / rivestendo di gemme i figli / che vogliono la povertà e il lavoro / e la dimestichezza con Dio».
Il santo, spogliatosi di ogni cosa e spogliato di ogni cosa, diviene così l’amico di Dio, seguendo le orme di Colui che era fin da principio, il quale disse e tutte le cose furon fatte, e che scelse di spogliarsi e di essere spogliato di ogni cosa per ricondurre l’uomo alla sublimità della propria vocazione. Fatto amico di Dio, Francesco è capace perciò di vedere uomini e cose con gli occhi di Dio. «Ciò che l’uomo trova inutile / le cose più piccole, i più insignificanti silenzi / Dio li trova estremamente preziosi. / Perciò salverò ogni filo d’erba, perciò le creature dimenticate / diventeranno le mie creature: / gli emarginati, gli storpi / coloro che l’uomo / non vuol ricevere nel suo cuore / ma che la morte abbraccia / questa sorella che io amo sopra ogni cosa».
Immerso nel mistero, non era tanto un uomo che pregava — disse di Francesco Tommaso da Celano — quanto fatto egli stesso preghiera (non tam orans quam oratio factus). Una preghiera che, secondo Merini, «non è nulla: / è una tomba che va devastata / devastata fino allo spasimo / per tirar fuori l’unico Verbo / la vera parola di Dio».
Quella Parola che sola può dire la verità di tutte le cose, che sola è capace di fare di tutte le creature un unico sinfonico inno in lode di Dio e rende l’uomo pazzo del suo Signore: «E io sono folle, / folle come te, Signore / folle d’amore…». «Io sono diventato / il ponte buttato tra la tua nascita / e la tua risurrezione. / Camminate sopra di me / calpestate Francesco / per arrivare fino al Calvario». La persona del Santo, la sua umanità, diviene così quasi personificazione dell’esistenza del Figlio di Dio, in una cristomimesi che nella esistenza dell’uno riflette e rilegge quella dell’Altro.
E poi c’è Chiara, «che avrebbe potuto essere / la palestra del mio amore, / ed è invece diventata / la musa ispiratrice / del sogno di Dio». Sempre nell’intervista concessa a Francesco Nati, Merini disse che quello per Chiara «è stato un grande amore di Francesco, come quello di Giuseppe per la Madonna, il custode di un cuore. Tutti e due hanno custodito il cuore della donna. È stato magnifico, non hanno protetto la carne della donna, ma il cuore, quel cuore che a tante donne è stato strappato con la violenza». Anche qui, quale straordinario intreccio biografico! «O donna angelicata e sublime, / come non diventerò un grande poeta / cantando le tue sublimi stanchezze?». «Noi siamo due torce d’amore per Dio, / ma abbiamo scoperto, divina compagna, / che se il nostro corpo / è una prigione con mille sbarre, / dopo si allarga la valanga del cielo».

È un Francesco, quello di Alda Merini, capace di trasmettere l’inquietudine della fede e per questo mi sento di riproporlo oggi. Perché solo una fede inquieta, diceva il cardinale Carlo Maria Martini, può essere una fede pensante.

di Felice Accrocca

sadri

Conosciamo Alda Merini nella Casa delle Artiste (di Ilaria Federico su Milano Free.it)

Ringraziamo Ilaria Federico e la testata online MilanoFree.it per l’articolo dedicato a seguito della visita nello Spazio Alda Merini!

Conosciamo Alda Merini nella Casa delle Artiste

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

 

Alda Merini è nata il 21 marzo 1931 come scrive nella poesia tratta dall’antologia Vuoto d’amore ed è un “poeta”, non poetessa, come amava definirsi, milanese. Le sue poesie ci raccontano di un mondo interiore tempestoso ma che invito a conoscere.
A lei è dedicato lo Spazio Alda Merini nella Casa delle Artiste in via Magolfa 32 a Milano.

Alda Merini

Alda Merini nacque infatti a Milano, in viale Papiniano 57 e visse a pochi passi dal piccolo museo in suo onore, in Ripa Ticinese 47, dove oggi si trova la lapide in suo ricordo.
Inizia a scrivere molto giovane, a soli sedici anni Silana Rovelli legge le sue poesie e le invia a Giacinto Spagnoletti, che le inserisce nella sua Antologia della poesia italiana 1909-1949. La sua prima vera opera è La presenza di Orfeo (1953), seguita da Paura di Dio (1955), Nozze romane (1955) e Tu sei Pietro (1962).
Fino al 1979 il silenzio. Alda Merini vive infatti per anni in manicomio, un periodo di vessazioni, squilibri mentali e forse violenze di cui ci narra, in una forma volutamente a metà tra l’autobiografia e la finzione, in L’altra verità. Diario di una diversa, pubblicato nel 1986. Scrive: “Il Diario è un’opera lirica in prosa ma è anche una esegesi, una implorazione e la completa distruzione di ogni filosofia e di ogni atto concettuale. È stato scritto con il linguaggio semplice di cui nel manicomio ha scordato tutto e non vuole né vuole più ricordare. […]
Se non avete mai letto le sue poesie e volete avere un assaggio di Alda Merini vi consiglio di leggere questo struggente diario. In un centinaio di pagine emerge il cinismo, l’insofferenza verso le consuetudini, la ribellione e la forza di un una grande scrittrice.
La sua raccolta più intensa è invece La Terra Santa e tra i suoi poemi ricordiamo Il poema della croce, una dura, profana e visionaria rappresentazione della nascita e della morte di Cristo e Le satire della Ripa.
La scrittrice scrive di vivere momenti di felicità soltanto durante le gravidanze, quattro, che le permettono di lasciare il manicomio Paolo Plini di Milano, oggi uno spazio multisettoriale dedicato a diversi progetti artistici. La foto delle quattro figlie è appesa nello Spazio Alda Merini, dove una gentile guida vi racconterà delle attività della scrittrice mostrandovi la sua stanza e gli oggetti che rivelano le stranezze e l’estro dell’autrice.

Lo spazio Alda Merini

La Casa delle Artiste è un’associazione culturale e di promozione sociale no profit. “Qui si cerca di socializzare e di fare cultura“, ci dice la guida. Sono numerosi infatti gli eventi in programma per il mese di febbraio 2018 come l’incontro settimanale del mercoledì sera dedicato alla poesia accompagnato da un rinfresco.
Mercoledì 7 febbraio sarà ospite l’autrice Alda Crippa che giocherà con la poesia e al costo di 8€ sarà disponibile una consumazione solidale.
Un ultimo consiglio per imparare ad amare gli scritti di Alda Merini è quello di ascoltare i suoi poemi musicati dal musicista Giovanni Nuti, con il quale collaborò negli ultimi anni di vita, recitando a volte in teatro sulle sue note.

 

 

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La Casa delle Artiste: un po’ di storia su rivista “L’Intelligente”

La Casa delle Artiste: un po’ di storia su rivista “L’Intelligente”

Ringraziamo Marzia Schenetti per aver curato l’intervista

Per l’appuntamento con la rubrica Arte e Cultura, abbiamo il grande piacere di intervistare Diana Battaggia, Vice Presidente della “Casa delle Artiste – Spazio Alda Merini”.

(MS) Come e quando nasce la vostra associazione o meglio cosa vi ha portato ad aprirla e cosa avevate in comune tra le socie fondatrici?

(DB) L’associazione culturale La Casa delle Artiste si costituisce nel 2013; è una associazione no profit di promozione sociale, frutto del lavoro svolto dal gruppo delle Pari Opportunità del Consiglio di zona 6 di Milano; si connota come una casa al femminile, perché gestita da donne (solo recentemente un elemento maschile è entrato a far parte del Direttivo), ma le attività e le iniziative sono rivolte a tutti. Le socie fondatrici erano legate dal desiderio di bellezza, dalla volontà di facilitare, produrre e promuovere l’arte in tutte le sue forme, privilegiando quella di matrice autoriale femminile.

(MS) Milano è una grande metropoli e piena di attività e movimenti artistici e culturali, voi però, siete riuscite nel grande obiettivo di avere come “casa” casa Merini, ovvero lo spazio che il Comune, aprendo un bando nel 2014, ha deciso di darvi in gestione.  Ci speravate? Cosa avevate di speciale secondo te rispetto alle altre realtà? Quale è stato il primo impatto emotivo?

(DB) Partecipando al bando per assegnazione dello spazio in via Magolfa 32, nel giugno 2014, abbiamo ricevuto dal Comune di Milano la concessione d’uso della ex tabaccheria di via Magolfa (dove Merini era solita acquistare le sigarette). È stato un periodo di grande attesa e dita incrociate in cui la solidarietà fra socie ha creato forti legami, certe di camminare “insieme” verso un’unica direzione.

(MS) Lo “Spazio Merini” in cosa consiste? Cosa possiamo trovare di Alda tra quelle mura e come avete organizzato la gestione?

(DB) L’edificio denominato Casa delle Arti – Spazio Alda Merini  consta di una grande sala eventi/mostra a piano terra con annesso Caffè Letterario e un giardino con pergolato di glicini; al primo piano si trova un’altra sala eventi/esposizioni e la camera di Alda Merini (vedi dettagli sull’edificio https://spazioaldamerini.org/info/ e dettagli sulla Stanza di Alda https://spazioaldamerini.org/gallery/

La figura di Alda Merini ci accompagna quotidianamente: lieve e costante la sua presenza ci supporta nelle scelte operative. Durante le riunioni, capita spesso che per un attimo scenda il silenzio e si colga un segno, un suono, una percezione particolare che ci faccia propendere per una decisione comune che magari prima non era così definita: siamo sicure che sia un suo soffio che vale un benestare o un diniego.

Alda è tra quelle mura, e fuori da queste perché la sua poesia è universale e parla al cuore della gente. Sono numerosi i visitatori della Casa che si avvicinano con grande rispetto alla sua stanza, avidi di sapere, di conoscere qualcosa in più della sua storia. Molti ne restano commossi, partecipi delle sue sofferenze e innamorati del suo amore. I volontari di turno sono soliti accompagnare i visitatori per rispondere a qualche curiosità o fornire informazioni più dettagliate; apposite schede informative sono comunque disponibili in diverse lingue qualora il visitatore desideri una propria riservatezza nell’incontro con la Poetessa. La visita alla casa è gratuita; esiste anche la possibilità di ricevere approfondimenti sulla vita e sulla poetica aderendo all’iniziativa “Viaggio nel mondo di Alda Merini”, condotta da Ave Comin, che prevede film/interviste, canzoni, video, recitazioni e divagazioni per una durata di 90 minuti. Si tratta di un’opzione riservata a gruppi di min. 12 partecipanti (prenotazioni a info@lacasadelleartiste.it

(MS) La vostra associazione, così mi dici, ha una prevalenza di socie al femminile, ma ci sono anche uomini, sia nella gestione pratica che artistica. A cosa pensi sia dovuta questa maggiore presenza femminile? Dovuta alle attività artistiche o ad una più facile capacità relazionale, o allo stretto legame che avete con la figura di Alda Merini?

(DB) Riprendo la mission dell’Associazione (esposta sopra) e riconfermo che oggi la presenza di elementi maschili è prevista in Direttivo e tra i soci volontari, nonché tra gli artisti che partecipano alle iniziative promosse. Il Direttivo è composto da 10 elementi e presieduto da Vincenza Pezzuto, eletta nel dicembre 2016. I volontari “turnisti” (definiamo così coloro che generosamente dedicano continuativamente parte del loro tempo presenziando nella Casa durante gli orari di apertura) sono 15. A questo proposito, consentitemi di lanciare un appello di chiamata per chi volesse unirsi a noi e condividere la nostra esperienza.

Non è nostra intenzione creare discriminazioni sessiste perché consapevoli che oggi, più che mai, è il tempo del dialogo e del confronto per cogliere nella diversità la ricchezza, non solo di genere, anche di cultura. Quasi certamente, una maggiore capacità relazionale è insita nella donna, probabilmente grazie alla sua capacità di “prendersi cura” dell’altro, di spendere energie per l’altro. La “donna” Merini ci insegna molto in questo senso: è nota la sua generosità verso i più deboli, il suo pensiero dedicato all’altro da sé. Senza falsi pietismi, con la determinazione e – perché no? – anche l’orgoglio di chi possiede “talenti”: può dare amore solo chi lo conosce e ne ha.

(MS) Siete molto attive, io che arrivo da un’altra Regione, posso dire di non aver mai visto una realtà come la vostra, per l’impegno costante di attività artistiche e anche per l’apertura che avete per il mondo che sta fuori. Rassegne, incontri settimanali con poeti, scrittori, mostre, e tutto quello che riguarda Spazio Merini, visite, documentari, incontri con le scuole … insomma un impegno a tempo pieno.
Quale aiuto e sostegno riuscite ad avere dalle Istituzioni?

(DB) Lavoriamo molto, è vero. Ed è sbagliato pensare che siamo un gruppo di “signore” che, per ingannare il tempo, fanno qualcosa. Qui il ritmo è a tempo pieno e molte di noi lavorano ancora o comunque hanno impegni altri. In analogia con un verso di Merini, ci definiamo “api”, ma l’immagine rende bene il fermento in cui siamo immerse, con grande entusiasmo e passione. Il riconoscimento da parte delle Istituzioni c’è: Municipio 6, Comune di Milano, Consiglio della Regione Lombardia non mancano di accordarci il patrocinio alle iniziative; i loghi compaiono sulle nostre locandine eventi e siamo liete della collaborazione a sostegno. Se però parliamo di patrocinio oneroso, quindi di un contributo economico, sono molto poche le iniziative per le quali abbiamo ricevuto un aiuto con un impegno enorme di risorse dell’associazione – economico e fisico. Un grazie particolare va a Fondazione Cariplo che ci ha seguite e consigliate nelle diverse fasi relative ai progetti che hanno visto il loro supporto, ad esempio la rassegna sul tema della violenza di genere VOCI DAL SILENZIO – LA RESILIENZA DELLE DONNE che ha visto 22 eventi in 11 giorni nel maggio scorso.

(MS) Immagino che sarà faticoso, non solo l’impegno costante pratico, ma anche riuscire a portare avanti tutti gli obiettivi e le vostre bellissime idee, e quindi anche reperire le risorse economiche. Alda Merini è conosciuta in tutto il mondo, pensavate fosse un compito più facile?

(DB) La struttura e gli impegni dell’Associazione formano una realtà complessa. C’è la gestione della Casa alla quale dobbiamo pensare. L’assegnazione ha previsto i muri: gli arredi, il bar, gli impianti luce/video/audio etc. sono stati investimenti dell’associazione e la conduzione, con le spese inerenti, è un nostro impegno. Confidiamo nelle quote associative, che oltre tutto portano interessanti vantaggi per gli associati https://spazioaldamerini.org/2017/01/23/campagna-tesseramento-2017-agevolazioni/ e alle libere donazioni. Certo, il nome “Merini” ha un suo fascino, per poeti, letterati, amanti della cultura; molto meno se si tratta di business. Uno sponsor trae maggior soddisfazione, a livello di visibilità e quindi di ritorno immagine, se investe in un gruppo sportivo piuttosto che in una associazione culturale! Questa è la realtà.

(MS) Gli Istituti, ad esempio, sarebbero i primi secondo una logica culturale, ad entrare in contatto con voi, portare gli studenti organizzando gite o laboratori presso gli Istituti. Qual è la situazione attuale? Fuori Milano e fuori regione?

(DB) Riceviamo abbastanza spesso la visita di classi scolastiche che, grazie a efficienti insegnanti, desiderano un contatto più stretto con la figura di Alda Merini: argomento trattato prima nel corso di lezioni propedeutiche alla visita. Ma si tratta di iniziative che partono direttamente dalle singole insegnanti, che ringraziamo, e dalla loro personale sensibilità e amore verso la poesia. Non sono molte. Da parte nostra, finalizzato al pubblico giovane, cerchiamo di differenziare l’offerta informativa puntando sul multimediale e non sull’incontro/conferenza.

Poco sappiamo di altre regioni, ma ritengo lecito pensare, generalizzando, che l’apporto culturale verso i giovani abbia bisogno di maggiori entusiasmi e disponibilità economiche.

Stiamo cercando di avviare, per l’anno scolastico in corso, un progetto di Alternanza Scuola-Lavoro con un Istituto superiore milanese. Ci auguriamo di andare in porto perché crediamo che i semi vadano nutriti sul campo!

(MS) Noi donne abbiamo da sempre pensieri liberi e spesso utopici … Pensando ad Alda ci verrebbe normale immaginare la fila di promotori della sua arte. Ne abbiamo parlato diverse volte: Aziende al femminile, Enti, Cooperative, Associazionismo, Stampa, Media … In realtà ?

(DB) In realtà … fino ad oggi nessun esito positivo, ma siamo “api” tenaci e non molliamo. Alla prossima intervista la risposta!

(MS) Qual è il vostro più grande desiderio?

(DB) Un desiderio in trittico:

1)Vedere volti giovani, fiduciosi nel domani, con la voglia di fare, creare, confrontarsi. Siamo nelle adiacenze dei Navigli. Ogni sera un fiume di giovani si riversa lungo l’Alzaia che pullula di locali: Happy hour, ape drink, ape cena, etc. Basterebbe una piccola virata da Ripa di Porta Ticinese in via Magolfa al 32 per trovare, oltre a una birra, una serata di musica, teatro, poesia, dibattiti, libri e tornare a casa con qualcosa che resista nel tempo.

2) Riuscire a coinvolgere maggiormente “i vicini di casa” che restano sempre un po’ diffidenti verso l’operato di una associazione culturale. È da sfatare l’idea che la cultura sia qualcosa per pochi. Anche solo bere un caffè insieme, parlando, raccontandosi, ascoltando l’altro, si inizia a mettere radici per un’intesa di pensiero, di solidarietà culturale. Noi offriamo delle opportunità diverse e siamo pronte all’accoglienza.

3) Ricevere maggior disponibilità di aiuti economici da parte delle Istituzioni per poter dignitosamente compensare le prestazioni degli artisti che si esibiscono. Bontà loro, partecipano in regime di volontariato, quando non optano per libere donazioni personali. Ma… perché ritenere legittimo il compenso di un idraulico, elettricista, meccanico o professionista e non usare lo stesso metro per un artista?

(MS) Tornando alla gestione pratica, per dare un’informazione precisa, come è organizzata adesso Casa Merini?

(DB) Il sito istituzionale www.spazioaldamerini.org contiene tutte le informazioni che qui, per comodità di consultazione, riportiamo per settori:

Orari/info: https://spazioaldamerini.org/info/

Programmi mensili ed eventi 2017: https://spazioaldamerini.org/events/anno-2017/

Alda Merini – breve biografia https://spazioaldamerini.org/alda-merini/

La stanza di Alda https://spazioaldamerini.org/gallery/

Home news https://spazioaldamerini.org/

(MS) Sperando e augurandoci che ci sia un sostegno istituzionale sempre maggiore in futuro, e anche una maggiore presenza di promotori, cosa propone La casa delle Artiste nell’immediato?

(DB) Vi invitiamo a visionare il programma di ottobre 2017

https://spazioaldamerini.org/2017/09/24/programma-eventi-ottobre-2017/

con uno specifico riferimento a una rassegna sulla milanesità, dal 10 al 15 ottobre: “Chi l’è che l’ha masà el gall” https://spazioaldamerini.org/2017/10/01/la-milanesita-a-casa-merini-1015-ottobre-chi-le-che-lha-masa-el-gall/

Inoltre, proprio il mese di ottobre, porteremo lo Spazio Merini nella vostra terra!

Il 21 ottobre alle ore 18,00, saremo infatti con “Letture selvagge” all’interno della mostra “De Rerum Nature & Corpo del Testo”, letture e arte dedicate al mondo femminile.

Ringrazio per il gentile invito riservatoci e per lo spazio che ci avete dedicato. Auguro alla rivista un grande successo e vi aspettiamo in molti a Casa Merini, perché sia la VOSTRA casa!

 

Diana Battaggia

Vicepresidente La Casa delle Artiste

 

Intervista a cura di Marzia Schenetti

 

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