IN SENSO INVERSO. SEGNI E VISIONI NELL’OPERA DI ERIKA CAPOBIANCO.
Immagini senza forme definite, colori addensati, toni cupi, tratti decisi ma malinconici e una forte capacità espressiva, caratterizzano un’artista che attraverso il colore dialoga con se stessa, con il proprio passato e le tormentate esperienze. Un groviglio esistenziale dove non sembra esserci una consapevole influenza artistica – bensì corrispondenze – dalla Street Art a Basquiat, dall’Art Brut all’Arte Africana. La collisione è violenta e travolgente ed evoca il bisogno di ricercare quelle concatenazioni che possono portare ad una rinascita. Dall’isolamento a cui si è costretta per anni, dal litorale laziale dove ora vive, a questa mostra che lei stessa definisce un miracolo.
Per l’ occasione viene pubblicato un catalogo edito da Il Sextante a cura di Paola Valori, con un intreccio suggestivo tra le opere di Erika Capobianco e i versi di Francesca Nardi, scritti appositamente per la mostra. Un testo critico di Ugo Corvino e un’intervista di Paola Valori restituiscono al pubblico un ritratto senza filtri del suo vissuto.





















