{"id":2307,"date":"2018-02-02T20:27:58","date_gmt":"2018-02-02T19:27:58","guid":{"rendered":"http:\/\/spazioaldamerini.org\/?p=2307"},"modified":"2018-02-02T20:27:58","modified_gmt":"2018-02-02T19:27:58","slug":"losservatore-romano-31-1-18-a-dieci-anni-dalla-pubblicazione-del-francesco-di-alda-merini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lacasadelleartiste.it\/?p=2307","title":{"rendered":"L&#8217;Osservatore Romano 31 1 18: A dieci anni dalla pubblicazione del \u00abFrancesco\u00bb di Alda Merini"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/spazioaldamerinidotorg.files.wordpress.com\/2018\/02\/a-merini-maggio-2005.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-2308\" src=\"https:\/\/spazioaldamerinidotorg.files.wordpress.com\/2018\/02\/a-merini-maggio-2005.jpg\" alt=\"\" width=\"410\" height=\"614\" \/><\/a><\/p>\n<p>fotografia di Salvatore Contessini (2005)<\/p>\n<p><span style=\"color:#000080;font-family:Arial;font-size:small;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Articolo di Felice Accrocca pubblicato su L&#8217;osservatore Romano il 31 gennaio 18<\/p>\n<h3>L\u2019uomo\u00a0 che si fece preghiera<\/h3>\n<h3><em>\u00b7 A dieci anni dalla pubblicazione del \u00abFrancesco\u00bb di Alda Merini \u00b7<\/em><\/h3>\n<p><em>31 gennaio 2018<\/em><\/p>\n<p>Nel breve testo in prosa che in\u00a0<em>Francesco. Canto di una creatura<\/em><em>\u00a0<\/em>(2007) precede lo sgorgare dei versi, Alda Merini afferma che \u00abla nostra anima \u00e8 triste, fino alla morte, perch\u00e9 l\u2019uomo ha paura, ha paura di credere\u00bb. Non \u00e8 tuttavia questa l\u2019unica paura da cui gli uomini si lasciano troppo spesso risucchiare, perch\u00e9 anche la paura di sbagliare, e quindi di sottomettersi all\u2019altrui giudizio, tante volte li avvolge fin quasi a soffocarli.<\/p>\n<p>\u00c8 interessante, a questo proposito, rileggere quanto la poetessa confid\u00f2 a pochi mesi dall\u2019uscita del libro a Francesco Nati in un\u2019intervista del 5 gennaio 2008, ormai dieci anni fa. Secondo Merini \u00abforse, n\u00e9 Manganelli n\u00e9 Quasimodo n\u00e9 Sereni, forse nemmeno Turoldo\u00bb, avevano \u00absentito il profumo della provvidenza divina, del Grande Maestro. Avevano paura di sbagliare, anche a parlare, rinunciando a questo svestirsi generale di tutti gli orpelli, per apparire nudi e perfetti come Dio ci ha fatto. Perch\u00e9 coprirci di mantelli? Siamo la pi\u00f9 bella fattura divina. Una fattura che non smetteremo mai di pagare\u00bb.<br \/>\nFrancesco no! Si era ormai svestito, lui, di ogni cosa che potesse ornare l\u2019uomo vecchio e nella sua nudit\u00e0 mostrava la bellezza della gloria divina. Ancora in quella intervista \u2014 alla domanda di Nati, \u00abCosa vede in san Francesco?\u00bb \u2014 Merini affermava di cogliere nell\u2019esperienza cristiana del fratello di Assisi la bellezza della \u00abrinuncia totale alle cure degli uomini e soprattutto la bellezza delle piccole cose, la scoperta quotidiana della vita, il fatto di sentirsi vivi anche dopo essere stati martirizzati, violentati, e ancora sorridenti, ancora a chiedersi il perch\u00e9 malgrado tutto si \u00e8 felici\u00bb.<br \/>\nUna lettura che finiva chiaramente per incrociarsi con il percorso biografico della poetessa, rinata pi\u00f9 volte dalle macerie dopo ripetute cadute che l\u2019avevano condotta a lunghi periodi d\u2019internamento in diversi ospedali psichiatrici.<br \/>\n<em>Francesco<\/em>\u00a0\u00e8 un monologo poetico nel quale Alda Merini offre la sua comprensione del santo di Assisi. A parlare \u00e8 l\u2019uomo di Dio, in una successione che non ha una sua \u2014 almeno apparente \u2014 coerenza interna: si tratta piuttosto di una successione di istanti, di alta validit\u00e0 stilistica, nei quali compare lo stesso intreccio tra due vicende, quella di Francesco, appunto, e quella di Alda Merini.<br \/>\nIl giovane uomo di Assisi, ricco e \u2014 in fondo \u2014 viziato, non fu compreso dai genitori, dal padre soprattutto, che avrebbe voluto indirizzare a suo modo il percorso del figlio; Alda da par suo, dopo le scuole di avviamento al lavoro, dovette interrompere gli studi per ragioni familiari, fatto questo che produsse uno strappo difficilmente ricucibile nella sua psicologia; nell\u2019un caso come nell\u2019altro la vicenda familiare \u2014 anche se per motivi diversi \u2014 ha condizionato l\u2019esistenza di entrambi.<br \/>\nCredo permangano perci\u00f2 tracce autobiografiche nei non pochi versi (qui ne stralcio solo alcuni) che Merini dedica al controverso rapporto di Francesco con il padre, nel tentativo di comprendere le ragioni di un amore paterno incapace di comprendere le durezze \u2014 perch\u00e9, alla fin fine, poterono risultare tali \u2014 di un figlio verso il padre.<br \/>\n\u00abMio padre, che ho tanto amato \/ era vestito di pura menzogna. \/ E si rallegrava soltanto \/ quando io godevo di quei beni \/ per dar da mangiare ai miei vizi\u00bb. \u00abMa come posso capire un padre \/ che nella carne di un figlio \/ ha visto il proprio avvenire?\u00bb. \u00abCome l\u2019ho deluso \/ come ha pianto per me \/ e io piango con ser Bernardone \/ tutto ci\u00f2 che insieme abbiamo lasciato \/ i nostri vicendevoli inganni\u00bb. \u00abMa \u00e8 giusto, Signore \/ dimenticare \/ chi a modo suo ci ha amati \/ ricoprendoci di denaro \/ e di vesti sontuose? \/ \u00c8 la miseria di un genitore \/ che non capisce \/ che un figlio appartiene a Dio. \/ Ma un uomo come mio padre \/ che aveva paura della morte \/ come poteva capire? \/ Il denaro \u00e8 una scusa \/ per difendersi dalla morte \/ \u00e8 una maschera sotto cui l\u2019uomo si nasconde \/ per non far vedere che \u00e8 un angelo \/ un angelo triste e tribolato. \/ Io volevo essere nudo \/ volevo essere solo anima\u00bb.<br \/>\nE ancora: \u00abQuanti errori commettono i padri \/ rivestendo di gemme i figli \/ che vogliono la povert\u00e0 e il lavoro \/ e la dimestichezza con Dio\u00bb.<br \/>\nIl santo, spogliatosi di ogni cosa e spogliato di ogni cosa, diviene cos\u00ec l\u2019amico di Dio, seguendo le orme di Colui che era fin da principio, il quale disse e tutte le cose furon fatte, e che scelse di spogliarsi e di essere spogliato di ogni cosa per ricondurre l\u2019uomo alla sublimit\u00e0 della propria vocazione. Fatto amico di Dio, Francesco \u00e8 capace perci\u00f2 di vedere uomini e cose con gli occhi di Dio. \u00abCi\u00f2 che l\u2019uomo trova inutile \/ le cose pi\u00f9 piccole, i pi\u00f9 insignificanti silenzi \/ Dio li trova estremamente preziosi. \/ Perci\u00f2 salver\u00f2 ogni filo d\u2019erba, perci\u00f2 le creature dimenticate \/ diventeranno le mie creature: \/ gli emarginati, gli storpi \/ coloro che l\u2019uomo \/ non vuol ricevere nel suo cuore \/ ma che la morte abbraccia \/ questa sorella che io amo sopra ogni cosa\u00bb.<br \/>\nImmerso nel mistero, non era tanto un uomo che pregava \u2014 disse di Francesco Tommaso da Celano \u2014 quanto fatto egli stesso preghiera (<em>non tam orans quam oratio factus<\/em>). Una preghiera che, secondo Merini, \u00abnon \u00e8 nulla: \/ \u00e8 una tomba che va devastata \/ devastata fino allo spasimo \/ per tirar fuori l\u2019unico Verbo \/ la vera parola di Dio\u00bb.<br \/>\nQuella Parola che sola pu\u00f2 dire la verit\u00e0 di tutte le cose, che sola \u00e8 capace di fare di tutte le creature un unico sinfonico inno in lode di Dio e rende l\u2019uomo pazzo del suo Signore: \u00abE io sono folle, \/ folle come te, Signore \/ folle d\u2019amore&#8230;\u00bb. \u00abIo sono diventato \/ il ponte buttato tra la tua nascita \/ e la tua risurrezione. \/ Camminate sopra di me \/ calpestate Francesco \/ per arrivare fino al Calvario\u00bb. La persona del Santo, la sua umanit\u00e0, diviene cos\u00ec quasi personificazione dell\u2019esistenza del Figlio di Dio, in una cristomimesi che nella esistenza dell\u2019uno riflette e rilegge quella dell\u2019Altro.<br \/>\nE poi c\u2019\u00e8 Chiara, \u00abche avrebbe potuto essere \/ la palestra del mio amore, \/ ed \u00e8 invece diventata \/ la musa ispiratrice \/ del sogno di Dio\u00bb. Sempre nell\u2019intervista concessa a Francesco Nati, Merini disse che quello per Chiara \u00ab\u00e8 stato un grande amore di Francesco, come quello di Giuseppe per la Madonna, il custode di un cuore. Tutti e due hanno custodito il cuore della donna. \u00c8 stato magnifico, non hanno protetto la carne della donna, ma il cuore, quel cuore che a tante donne \u00e8 stato strappato con la violenza\u00bb. Anche qui, quale straordinario intreccio biografico! \u00abO donna angelicata e sublime, \/ come non diventer\u00f2 un grande poeta \/ cantando le tue sublimi stanchezze?\u00bb. \u00abNoi siamo due torce d\u2019amore per Dio, \/ ma abbiamo scoperto, divina compagna, \/ che se il nostro corpo \/ \u00e8 una prigione con mille sbarre, \/ dopo si allarga la valanga del cielo\u00bb.<\/p>\n<p>\u00c8 un Francesco, quello di Alda Merini, capace di trasmettere l\u2019inquietudine della fede e per questo mi sento di riproporlo oggi. Perch\u00e9 solo una fede inquieta, diceva il cardinale Carlo Maria Martini, pu\u00f2 essere una fede pensante.<\/p>\n<p>di Felice Accrocca<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>fotografia di Salvatore Contessini (2005) \u00a0 Articolo di Felice Accrocca pubblicato su L&#8217;osservatore Romano il 31 gennaio 18 L\u2019uomo\u00a0 che si fece preghiera \u00b7 A dieci anni dalla pubblicazione del \u00abFrancesco\u00bb di Alda Merini \u00b7 31 gennaio 2018 Nel breve testo in prosa che in\u00a0Francesco. 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